Ravello

Ravello chiesa Ss. Annunziata

Ravello deve la sua fondazione alle famiglie dell’aristocrazia romana che, lasciano le proprie città, ormai 

insicure a causa delle invasioni barbariche, trovarono rifugio sui Monti Lattari.Costruita nel VI secolo, fiorisce grazie ad un gruppo di nobili della Repubblica marinara di Amalfi intorno all'anno Mille, ribellatisi all'autorità del doge. La posizione della 

città è non a caso sorge lì su una posizione ben difendibile, sull'alto di un contrafforte che separa il vallone del torrente Dragone da quello del Reginna, alle pendici meridionali dei monti Lattari, a strapiombo sul mare. Le origini del nome vanno ricercate in un radicale pre-indoeuropeo “Grav”, che collegato alla sua base “Karra”, pietra, dirupo, starebbe ad indicare un luogo scosceso, specificando la collocazione geografica della città.

Grazie ad una fiorente filatoria della lana anticamente detta "Celendra", Ravello diventa subito molto ricca e il 23 aprile del 1292 il re Carlo II d'Angiò concede al vescovo Giovanni Allegri, alla provvida agricoltura ed agli intensi scambi commerciali intrattenuti sulle rotte del Mediterraneo, soprattutto con le genti arabe e bizantine.Nel corso del secolo successivo si conferma autentica potenza: che contava già 30.000 abitanti. Nel 1137 Bernardo da Chiaravalle la definisce la città "antichissima, munitissima ed inespugnabile, oltre che opulentissima, tanto bella che si può facilmente annoverare tra le prime e nobili città.".

La storia di Ravello è connessa con quella di Amalfi. Il declino economico e politico ha inizio in epoca normanna e diviene drammatico nel corso del Seicento. Perduta la floridezza economica, Ravello ha solo tutto il resto, vale a dire tutto ciò che al giorno d'oggi v'è di più apprezzabile: un sito naturalisticamente incomparabile e le meraviglie architettoniche ed artistiche realizzate nei secoli dello splendore.

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