Storia di Salerno


La decadenza salernitana comincia purtroppo con la venuta degli Svevi e ancor peggio con quella degli Angioini: Arrigo VI distrugge la città e Federico II completa l'opera, uccidendo centinaia di Salernitani.
Arriva una tregua solo quando il cittadino salernitano Giovanni da Procida riesce a ottenere il favore di Manfredi – il figlio di Federico II - e da allora la città inizia lentamente a riprendersi sia sul piano economico che sociale.
Proprio in questi anni viene istituita la Fiera di Settembre e costruito il Molo Manfredi.

Il vasto Principato salernitano è messo all'asta e il 20 luglio 1572 viene venduto da Filippo V di Spagna al Duca di Eboli, Nicola Grimaldi. Precedentemente Salerno era già stata devastata dalla peste (1566) a cui si aggiungono un secolo dopo tremendi terremoti che finiscono per far sprofondare la città in una tremenda miseria.
Bisogna attendere il XIX secolo per veder rifiorire l’economia salernitana, grazie alla presenza fattiva di due famiglie tedesche - i Mayer e i Wenner - che favoriscono lo sviluppo di un significativo polo industriale legato al settore tessile.

Giuseppe Garibaldi il 6 Settembre 1860 entra a Salerno e annette la città all'Italia unita.
Nel ventennio fascista il Regime bonifica la pianura di Paestum.
Dal 12 Febbraio 1944 al 15 Luglio dello stesso anno Salerno è capitale d'Italia e sede del Governo Badoglio.

Oggi Salerno punta molto sull'accoglienza dei turisti e sul valore del suo notevole patrimonio artistico e paesaggistico; essa rappresenta un'affascinante sintesi di quanto il Mediterraneo possa offrire al turismo di tutto il mondo.

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