A causa delle ormai inadeguate strutture di Castel Capuano -troppo lontano dalla costa- e Castel dell'Ovo -facilmente isolabile dalla terraferma- venne edificato dagli angioini il Castel Nuovo più conosciuto come il Maschio Angioino. A sovrintendere i lavori fu Pierre de Chaule incaricato direttamente da Carlo I d'Angiò.
L'intero complesso, a cui lavorarono attivamente 449 operai, venne completato nel 1284. Purtroppo della struttura originaria restano la Cappella Palatina e pochi altri elementi.

Attraverso un confronto con le altre strutture contemporanee sia in terra francese che in terra italiana – in particolare dei castelli di Melfi e di Lucera-, possiamo delinearne la configurazione originale. Certo è che le Torri Angioini dovevano essere più alte e in maggior numero di quelle attualmente osservabili, per potersi opporre ai lanci delle catapulte. Il castello fu sede sia della dinastia angioina che di quella aragonese e ha vissuto molti eventi della storia di Napoli. Ha ospitato persone illustri come: Celestino V, Giotto, Petrarca, Boccaccio, Antonio Beccadelli detto il Panoramita, Giovanni Pontano, Ettore Fieramosca e Carlo V.
Fu ristrutturato e modificato molte volte e nella prima metà del Novecento è stato riportato all'aspetto originale quattrocentesto.
Vanno segnalati fra gli splendidi ambienti il cortile, con un interessante portico del Quattrocento, e la Sala dei Baroni, oltre alla Cappella Palatina, costruita dal 1307 al 1309 sotto la direzione di Giovanni Caracciolo da Isernia e di Gualtiero Seripando. La Cappella presenta un'aula unica rettangolare priva di cappelle laterali e dotata di un'abside piatta. Il volume è sottolineato all'esterno dalle torri poligonali in piperno, mentre sulle pareti sono visibili tracce di volte a crociera, fatte probabilmente realizzare nel 1332 da Roberto d'Angiò in sostituzione dell'originale copertura piana su travature lignee. Durante i lavori Roberto fece anche costruire una vasta sala coperta da un tetto di lamine di piombo, sostituito da una volta a botte del 1543. Nel 1926 furono aggiunti il tetto a travature lignee e i finestroni.
Dal 1328 al 1332 la cappella fu affrescata da Giotto, che raffigurò alcune storie del Vecchio e del Nuovo Testamento. Durante il terremoto del 1456 le strutture murarie furono fortemente danneggiate e i gli affreschi di Giotto quasi tutti distrutti. Oggi ne abbiamo solo alcuni resti, attribuiti alla scuola del grande Giotto, e in particolare al suo allievo Maso di Bianco.
