L'Arco di Traiano

L'arco di Traiano viene costruito dall'omonimo imperatore romano in occasione dell'apertura della via Traiana, una variante della via Appia che accorciava il cammino tra Benevento e Brindisi.

L'arco, alto 15,60 m e largo 8,60 m, presenta una ricca decorazione scultorea sulle due facciate principali, con scene che raffiguranti la pace e la provvidenza verso i cittadini sul lato interno rivolto verso la città, e scene di guerra e provvidenza verso le province sul lato esterno.
L'arco presenta un'iscrizione dedicatoria e ai lati due pannelli a bassorilievo: sul lato esterno, il pannello di sinistra, non interamente conservato rappresentava forse le province illiriche e danubiane, e quello di destra la sottomissione della Mesopotamia; sul lato interno. a sinistra era l'ingresso di Traiano sul Campidoglio e a destra la personificazione di una città e Adriano.
Il fregio figurato della trabeazione sorretta dalle colonne raffigura invece la processione del trionfo celebrato da Traiano sulla Dacia.
Su ciascuno dei piloni, tra le semicolonne angolari, altri due pannelli sovrapposti, più stretti di quelli presenti sull'attico, raffigurano ancora scene e allegorie delle attività imperiali; i pannelli sono separati da altri pannelli decorativi più bassi con "Vittorie tauroctone" (Vittorie nell'atto di sacrificare tori) e sormontati da altri pannelli decorativi con sacerdoti e strumenti del sacrificio.
Sull'arco è presente la seguente iscrizione:
“ IMP[eratori] CAESARI DIVI NERVAE FILIO NERVAE TRAIANO OPTIMO AVG[usto] GERMANICO DACICO PONT[ifici] MAX[imo] TRIB[unicia] POTEST[ate] XVIII IMP[eratori] VII CO[n]S[uli] VI P[atri] P[atriae] FORTISSIMO PRINCIPI SENATUS P[opolus]Q[ue] R[omanus] “
(Traduzione: All'imperatore Cesare, figlio del divo Nerva, Nerva Traiano Ottimo Augusto Germanico Dacico, pontefice massimo, (rivestito della) potestà tribunicia diciotto (volte), (acclamato) imperatore sette (volte), console sei (volte), padre della patria, fortissimo principe, il Senato e il Popolo romano (posero).

In epoca longobarda l'arco viene inglobato nella cinta muraria settentrionale e diventa uno dei tanti ingressi al nucleo urbano cittadino – la cosiddetta "Porta Aurea" – in corrispondenza della Chiesa di Sant'Ilario verso il fiume Calore.

Nel Rinascimento l'arco viene studiato da Sebastiano Serlio e in seguito subisce diversi restauri (sotto Urbano VIII, nel 1661, nel 1713 e nel 1792) a cauda dei danni dovuti all'usura del tempo e ai terremoti.

Nel 1713, quando l'arco era utilizzato ancora come porta cittadina,  cadde improvvisamente l'architrave di marmo che serviva da battente alla porta e il consiglio cittadino deliberò la spesa di 212 ducati per il restauro - licenza concessa il 1° dicembre dello stesso anno.

Nel 1850 all'arco viene dato finalmente il giusto risalto ma purtroppo a discapito del centro abitato: in occasione di una visita di papa Pio IX, per suo ordine il monumento viene isolato abbattendo le case che vi si erano addossate.

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