Storia di Avellino

Storia Città

Origini

Fondata dagli Irpini, l'antica città di Abellinum sorgeva presso l'odierna Atripalda nella località La Civita, dove sono stai trovati numerosi reperti archeologici. 

I Romani la conquistano nel 293 a.C. durante la battaglia di Aquilonia sottraendola ai Sanniti, e sotto la loro dominazione cambia nome numerose volte: Veneria, Livia, Augusta, Alevandrina e poi Abellinum.

Silla nell' 89 a.C. occupa la città dando inizio all'edificazione del centro urbano, dividendola in quattro parti - come da consuetudine romana - con la tipica segmentazione in cardi e decumani.

Epoca Medievale

Sede vescovile dal V secolo, viene conquistata verso l'VIII secolo dai duchi longobardi di Benevento che la trasformano in gastaldato; conquistata dai Greci nel 969, viene poi restituita a Benevento e diventa sede di un conte.

La città viene distrutta da Ottone I ma ben presto risorge grazie ai conti di Conversano, Catanzaro e ai Dell'Aquila (1143).

In questo periodo di sviluppa il centro storico dal tipico aspetto medievale, con strade ripide e strette, che sorge su un breve terrazzo rialzato tra due torrenti – il S. Francesco e il Rigatore- nel bacino del fiume Sabato, con le case addensate intorno alla cattedrale. 

Il monumento più importante della città è il Duomo edificato nel XII secolo (e rifatto nel XVIII).

Età moderna

Nel 1589 i Caracciolo assumono il titolo di principi di Avellino conservandolo fino al 1844. Grazie al dominio di questa famiglia la città vede un forte sviluppo economico-demografico nonché un ampliamento sul piano urbanistico.

Durante i moti risorgimentali la città di Avellino è il punto di partenza del movimento insurrezionale per l'ottenimento della costituzione.

Nella notte di S. Teobaldo (1 e 2 Luglio 1820) 130 uomini e 20 ufficiali disertano e, guidati da Michele Morelli e Giuseppe Silvati, entrano ad Avellino fra la folla entusiasta e proclamano la costituzione sul modello spagnolo. Nei giorni che seguono la rivoluzione, i rivoluzionari passano il potere al generale Pepe, causando dei dissidi interni, e questa crisi favorisce l'intervento armato della Santa Sede che nel 1821 non ha problemi a sciogliere la rivoluzione.

Oggi la città si è estesa al di là dell'antica cinta muraria medievale, in gran parte abbattuta, sviluppandosi sulla spianata del terrazzo ma anche ad Est verso la stazione ferroviaria che serve, oltre Avellino, il vicino centro di Atripalda.

L'economia del capoluogo oggi si basa soprattutto su industrie di cappelli di feltro e pannilani, ma sono anche notevoli quelle collegate all'agricoltura - in particolare quella vinicola e molitoria.

 

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